Cicatrice francese: dobbiamo preoccuparci?

23/02/2023 di Giacomo Trevisan

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto le prime segnalazioni da scuole friulane di questo nuovo “trend” che da alcune settimane spopola su TikTok destando preoccupazione a livello nazionale…

Durante un incontro del “Patentino” in prima media ho personalmente notato una studentessa con un livido sospetto sul viso. Chiedendo in seguito informazioni all’insegnante ho scoperto che il livido era comparso pochi giorni prima e che alla domanda “cosa è successo?” la ragazza abbia risposto “ho sbattuto contro una porta in casa”, destando fin da subito forti sospetti in quanto il livido era orizzontale! Il collegamento con il trend è stato allora immediato visto che la ragazza in questione, durante la lezione, aveva raccontato di frequentare assiduamente numerosi social dal più popolare TikTok al più recente e meno diffuso “BeReal” (nonostante l’età troppo bassa per avere un qualsiasi profilo social).

Ma di cosa si tratta?

La cicatrice (o “trend”) francese è una recente moda o “challenge ” diffusa attraverso TikTok (sembra sia partita dalla Francia) e consiste nell’imprimersi un ematoma di forma lineare all’altezza dello zigomo attraverso una precisa pressione delle dita (descritta in appositi tutorial), per poi pubblicare la foto o il video su TikTok.

Secondo alcuni esperti si tratta da un lato di una tipica dinamica adolescenziale per guadagnare attenzione mostrando di essere “duri”, “grandi”, appartenenti alla “tribù” dei più popolari e alla moda. Al contempo viene giustamente sottolineato che questa “challenge” non è certo innocua in quanto prevede il fatto di procurarsi un ematoma che può rimanere anche diverse settimane sul viso.

Si tratta allora di autolesionismo? 

Dobbiamo allarmarci se notiamo questi lividi sul volto dei nostri studenti o figli? 

Dal nostro punto di vista questo comportamento non è assimilabile per gravità ad altre forme di autolesionismo molto più invasive per il proprio corpo (come i tagli o il digiuno forzato) proprio perché facile da attuare e nella maggior parte dei casi passeggero.

Allo stesso tempo non va sottovalutato e anzi considerato come un sintomo di fragilità o disagio che richiede un monitoraggio più attento ed eventuali approfondimenti sul benessere degli studenti coinvolti. 

Nel caso citato all’inizio dell’articolo, la ragazzina in questione aveva già espresso sintomi di disagio legati al suo contesto familiare. La possibilità stessa di poter utilizzare senza limiti e restrizioni social vietati alla sua età è un’ulteriore conferma della difficoltà educativa dei genitori e della necessità di ulteriori confronti e approfondimenti.

L’aspetto particolarmente insidioso in questa “sfida” è infatti dato dal ruolo dei social network che amplificano le dinamiche relazionali diffondendo viralmente i comportamenti più estremi, caricandoli con il peso dei “mi piace”, dei “follower” e con l’influenza dei “vip” della rete (in questo caso i “tiktoker”), ovvero ragazze e ragazzi molto giovani, ma con enorme seguito e popolarità tra i coetanei.

Ecco che queste sfide diffuse online vanno allora ad influenzare e condizionare in maniera più forte e profonda  l’immaginario e la tendenza all’emulazione dei destinatari, influenzando la loro autostima e idea di successo, raggiungendo peraltro anche ragazze e ragazzi giovanissimi (parliamo anche di scuole primarie) ancora più indifesi rispetto a dinamiche adolescenziali che normalmente dovrebbero incontrare diversi anni più tardi.

Oltre all’espressione di una fragilità preesistente, il grande pericolo a cui è esposto chi segue questo “trend” è quello di aderire con la stessa leggerezza a sfide e challenge online molto più rischiose di cui purtroppo abbiamo già avuto segnalazioni in precedenza nelle nostre scuole come le sfide legate al digiuno, all’autolesionismo o la “knock-out challenge” (simulazione di soffocamento).

Il nostro consiglio per gli insegnanti, nel caso notiate questi lividi, è innanzitutto di approfondire la questione sia con gli studenti in questione che con i loro genitori senza drammatizzare, ma nemmeno sottovalutare questo segnale lanciatoci dai ragazzi, condividendo la situazione con i colleghi (ed eventualmente con lo psicologo della scuola) e contattandoci per qualsiasi dubbio o supporto.

Anche per i genitori i nostri consigli sono molto simili: piuttosto che drammatizzare cogliere l’occasione per parlarne insieme ai figli, capire quali siano le motivazioni che ci sono alla base di questi gesti, approfondire l’importanza che hanno assunto i social nella loro vita e nelle loro relazioni. Diventerà così possibile, dopo aver dato loro la possibilità di esprimersi, soffermarsi anche sui rischi di questi comportamenti e sulle regole indispensabili per usare la rete in sicurezza (ricordiamo sempre che sotto ai tredici anni non è consentito avere un profilo autonomo sui social e che il monitoraggio dei genitori fino ai 14 anni è un dovere legale).

Concludo infine con uno stimolo positivo: al di là delle giustificate preoccupazioni, teniamo conto che questo tema può anche diventare una preziosa occasione per riflettere con i propri studenti/figli in merito all’importanza dei social, alle sfide online e ai comportamenti pericolosi che si rischia di imitare in modo acritico rincorrendo visibilità e like, senza dimenticare di dare spazio anche alle challenge positive; non tutte le sfide sui social infatti sono pericolose, molte sono innocue e divertenti e alcune addirittura costruttive in quanto strumento di sensibilizzazione su temi sociali e ambientali (pensiamo alla famosa “Ice bucket challenge”). Perchè allora non “sfidarli” a inventare loro stessi una challenge positiva e  utile per il loro benessere o per il mondo, da condividere con compagni e coetanei?

23/02/’23 – di Giacomo Trevisan

Per approfondire: https://www.wired.it/article/cicatrice-francese-tiktok-cos-e-trend-pericoli/ 

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